sabato 13 maggio 2017

È tornato ebola in Repubblica Democratica del Congo

Nelle ultime tre settimane ci sono stati nove casi sospetti nel nord del paese, e l'OMS si è già mobilitata

A un uomo viene provata la febbre dopo essere arrivato all'aeroporto di Boende, in Repubblica Democratica del Congo, come parte della profilassi per impedire la diffusione di ebola, 8 ottobre 2014 (KATHY KATAYI/AFP/Getty Images)

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’agenzia dell’ONU che si occupa di salute e medicina, ha stabilito che è sorta una nuova epidemia del virus ebola in Repubblica Democratica del Congo, un paese dell’Africa centrale dove abitano 77 milioni di persone. Secondo l’OMS nelle ultime tre settimane sono stati registrati nove casi sospetti nel nord del paese: in tre casi i pazienti sono morti, e in uno di questi è stata accertata la presenza del virus ebola. Il ministro della Sanità della Repubblica Democratica del Congo ha fatto sapere che quella in corso è l’ottava epidemia di ebola nel paese: l’ultima era avvenuta nel 2014 e aveva causato la morte di più di 40 persone. Fra il 2013 e il 2014 ebola ha causato più di 11mila morti e una grande epidemia nell’Africa occidentale: da qualche mese è disponibile un vaccino sviluppato dall’azienda farmaceutica statunitense Merck la cui efficacia è stata provata da moltissimi test.


Tulip Mazumdar, giornalista di BBC che si occupa di salute, ha spiegato che l’epidemia sarà «particolarmente preoccupante» per gli abitanti della zona in cui si è sviluppata, che è piuttosto remota, ma che al contempo «il paese ha affrontato più epidemia di ebola di ogni altro paese al mondo, ed è esperto nel combatterle». Secondo il portavoce regionale dell’OMS, contattato dal Guardian, del personale sanitario locale è già in viaggio verso l’area della nuova epidemia, e nei prossimi giorni sarà raggiunto da esperti di Medici Senza Frontiere, UNICEF e OMS. Seth Berkley, il medico che ha sviluppato il vaccino insieme a Merck, ha spiegato che sono già pronte 300mila dosi di vaccino «per impedire a questa epidemia di diventare pandemica».

Fonte: Il Post

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