venerdì 17 novembre 2017

È morto Totò Riina

Alle prime ore del 17 novembre, è deceduto Totò Riina, considerato per oltre dieci anni il capo di Cosa Nostra


Alle ore 3:37 del 17 novembre è morto all’età di 87 anni, presso il carcere di Parma dove era recluso Totò Riina, considerato per oltre dieci anni il capo di Cosa Nostra.

Nato nel 1930 a Corleone, iniziò molto presto un’ascesa all’interno dell’organizzazione mafiosa e fu tra gli artefici, nel 1969, della strage di viale Lazio a Palermo, in cui un commando di fuoco di Cosa Nostra uccise cinque persone tra cui il boss Michele Cavataio.

In seguito a un conflitto interno all’organizzazione noto come Seconda guerra di Mafia in cui rimasero uccisi importanti boss come Stefano Bontate e Michele Inzerillo e gran parte della famiglia di Tommaso Buscetta, nel 1983 Riina divenne “il capo dei capi” di Cosa Nostra.

Negli anni Novanta Riina porta avanti una strategia insolita nella storia dell’organizzazione, che inizierà nel 1992 la cosiddetta “stagione delle bombe”, in cui importanti figure dello stato e il patrimonio culturale vengono colpiti con l’obiettivo di creare terrore nell’opinione pubblica e riuscire ad alleggerire il regime carcerario previsto per i mafiosi con il 41-bis.

Nel 1992 vengono uccisi il politico Salvo Lima i giudici anti-Mafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Nel 1993 Riina, uno dei latitanti più ricercati dalle autorità italiane, viene arrestato a Palermo. Tuttavia le bombe non si fermano e si focalizzano sul patrimonio culturale italiano.

Nel 1993 esplode una bomba in via Fauro, a Roma (probabile obiettivo, il giornalista Maurizio Costanzo), ne esplodono altre Firenze in via dei Georgofili, dietro la galleria degli Uffizi, a Milano presso il Padiglione d’Arte Contemporanea, a Roma presso la basilica di San Giovanni in Laterano e la chiesa di San Giorgio in Velabro. Fallisce anche un attentato all’uscita da una partita di calcio allo Stadio Olimpico.

Alcuni inquirenti hanno ipotizzato che queste bombe abbiano portato a una trattativa tra lo stato e la mafia in cui l’organizzazione criminale avrebbe portato avanti alcune richieste.

Nei diversi processi in cui è stato imputato, Totà Riina è stato condannato a 26 ergastoli e ritenuto coinvolto in circa 100 omicidi, che vanno dalla strage di viale Lazio all’uccisione dei giudici Falcone e Borsellino.

Fonte: The Post Internazionale

giovedì 16 novembre 2017

Almeno 9 morti nell’attacco a Kabul rivendicato dall’Isis

L'attentatore si è avvicinato a piedi all'hotel che ospitava il raduno, nel quartiere Khair Khana. 

Funzionari di sicurezza afghani di fronte al luogo dell'attacco. Credit: Haroon Sabawoon

Un attacco suicida è stato registrato nella capitale dell’Afghanistan, Kabul, nei pressi di un raduno politico dei sostenitori del leader regionale Atta Mohammad Noor. Almeno nove persone sono morte nell’esplosione, e molte altre sono rimaste ferite, secondo quanto riportato dal ministero dell’Interno.

Il sedicente Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità dell’attacco attraverso la sua agenzia di stampa Amaq, senza fornire alcuna prova, dicendo che l’attentatore era membro dell’Isis. Lo riporta l’agenzia Reuters.

Un portavoce del ministero dell’Interno ha detto che l’attentatore suicida si è avvicinato a piedi all’hotel che ospitava il raduno, nel quartiere Khair Khana di Kabul. Tra le vittime ci sono cinque poliziotti e due civili.

Noor è il governatore della provincia settentrionale di Balkh ed è il leader del partito Jamiat-i-Islami, che è composto da una maggioranza di tagiki, un gruppo etnico originario dell’Asia centrale e diffuso soprattutto in Tagikistan.

In Afghanistan nel corso del 2017 si sono registrati diversi attacchi che hanno provocato l’uccisione e il ferimento di migliaia di civili. L’escalation è dovuta all’avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 2019.

Il presidente afghano Ashraf Ghani mercoledì ha estromesso il presidente della Commissione elettorale indipendente, diffondendo dubbi sul fatto che le elezioni parlamentari e amministrative programmate per il prossimo anno si tengano come programmato.

Fonte: The Post Internazionale

La Corte suprema della Cambogia ha sciolto il principale partito d’opposizione

Oltre 100 membri del Partito cambogiano di salvezza nazionale sono stati interdetti dall'attività politica per 5 anni. Preoccupazione per la tenuta democratica del paese

Soldati cambogiani presidiano la Corte Suprema durante l'udienza. Credit: ANG CHHIN SOTHY

La Corte suprema della Cambogia disposto lo scioglimento del principale partito d’opposizione, bloccando di fatto l’unico reale antagonista del governo alle elezioni del 2018. Il Partito cambogiano di salvezza nazionale (CNRP) è stato accusato di aver complottato per rovesciare il governo, ma i suoi membri negano le accuse e ritengono che il processo abbia motivazioni politiche.

Oltre 100 membri del partito sono stati estromessi dall’attività politica per 5 anni. Il CNRP è l’unico partito d’opposizione a essere riuscito a eleggere rappresentanti in parlamento dopo il voto del 2013, in cui ottenne il 46 per cento delle preferenze contro il 51 per cento del partito di maggioranza, il Partito popolare cambogiano (CPP)

In una dichiarazione alla televisione nazionale, il primo ministro cambogiano Hun Sen ha detto che le elezioni del 2018 andranno avanti. “I membri del CNRP che non sono stati interdetti dall’attività politica possono formare un nuovo partito”, ha detto secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters.

Hun Sen è stato al governo per 32 anni ed è stato accusato di usare le forze di sicurezza e i giudici per intimorire gli avversari politici e mettere a tacere il dissenso.

Lo scioglimento del CNRP è stato chiesto alla Corte a ottobre 2017 dal ministro dell’Interno cambogiano.

In un’intervista concessa al quotidiano britannico The Guardian prima dello scioglimento del partito, il leader d’opposizione Mu Sochua ha definito la mossa del primo ministro Hun Sen l’ennesimo attacco alla democrazia in Cambogia, che “starebbe scivolando molto velocemente in un buco nero”.

Sochua, che è fuggito dal paese insieme a decine di parlamentari, ha sostituito alla guida del CNRP il leader Kem Sokha, arrestato lo scorso settembre con l’accusa di alto tradimento.

La repressione sarebbe cominciata immediatamente dopo le elezioni del 2013, nelle quali il CNRP era riuscito a mettere sotto pressione il CPP.

Il CNRP è ulteriormente cresciuto nel corso degli ultimi quattro anni fino agli ottimi risultati ottenuti nelle elezioni comunali dello scorso giugno. Questo ha portato all’intensificarsi delle azioni del governo contro l’opposizione.

Tra le misure più drastiche adottate dall’esecutivo guidato da Hun Sen, primo ministro del paese del sud-est asiatico da più di 30 anni, ci sono la chiusura del Cambodia Daily, uno dei giornali più diffusi nel paese, e delle stazioni radiofoniche che ritrasmettevano i programmi di Radio Free Asia e Voice of America.

Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 15 novembre 2017

L’Australia ha votato in favore dei matrimoni gay con un referendum per corrispondenza

Il 61,6 per cento degli elettori australiani si è detto favorevole ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Per il primo ministro Turnbull la legge sarà pronta entro Natale

Sostenitori del “sì” al referendum sui matrimoni gay in Australia festeggiano nelle strade. Credit: AFP PHOTO / WILLIAM WEST

L’Australia è favorevole ai matrimoni gay. Questo è il verdetto finale del voto per corrispondenza non vincolante svoltosi nell’arco degli ultimi due mesi, dal 12 settembre al 7 novembre, a cui ha partecipato quasi l’80 per cento dei cittadini aventi diritto.

Il 61,6 per cento degli elettori si è dichiarato favorevole ai matrimoni gay, mentre solo il 38,4 per cento ha espresso parere contrario.

La palla passa adesso al parlamento di Canberra, dove i deputati convertiranno in legge l’esito del voto. Il primo ministro australiano, Malcolm Turnbull, ha giurato che tutto sarà pronto per Natale. La discussione in aula dovrebbe cominciare già a partire da questa settimana.

“Milioni di australiani hanno votato sì all’equità, sì all’impegno, sì all’amore”, ha detto Turnbull, che ha assicurato che non ci saranno divisioni all’interno della sua coalizione di governo, nonostante le pressioni dell’ala più conservatrice per introdurre alcuni limiti all’interno del provvedimento.

Il risultato del voto per corrispondenza rappresenta un’importante svolta per quanto riguarda i diritti dei gay australiani, in un paese nel quale, fino al 1997, alcune regioni consideravano l’omosessualità un reato.

Bill Shorten, leader dell’opposizione e del Partito laburista australiano, ha esultato per l’esito della consultazione che però, secondo il suo parere, sarebbe stato meglio evitare.

“Provo dispiacere per i giovani che vedono messe in questione le loro relazioni in una maniera che non avremmo mai creduto di vedere ancora, ma almeno questo voto sulla parità di matrimonio ha dimostrato che è l’amore incondizionato ad avere l’ultima parola su tutto”, ha detto Shorten alla CNN.

Inizialmente la stessa comunità LGBTQ australiana, temendo l’avvio di una campagna accesa e divisiva da parte degli oppositori, era contraria al voto per corrispondenza, tanto da spingere un gruppo di avvocati per i diritti dei gay a sollevare la questione all’Alta corte australiana.

Fonte: The Post Internazionale

I media nordcoreani hanno “condannato a morte” Donald Trump

Il presidente statunitense nel mirino del “Rodong Sinmun”, quotidiano ufficiale del partito di Kim Jong-un: “È giusto che egli sappia di essere solo un orrendo criminale che è stato condannato a morte dal popolo nordcoreano”

Credit: Afp

Il presidente statunitense Donald Trump è stato simbolicamente condannato a morte dai media statali nordcoreani per aver insultato Kim Jong-un. Inoltre è stato definito “codardo” per aver annullato la visita al confine tra le due Coree programmata in vista del suo recente tour istituzionale in Asia, svoltosi dal 3 al 14 novembre.

Il duro attacco è arrivato dalle colonne del “Rodong Sinmun”, quotidiano ufficiale del Comitato centrale del Partito del lavoro di Corea, di cui Kim Jong-un è presidente.

In un editoriale il tycoon newyorchese è stato criticato per aver denunciato “la crudele dittatura” di Pyongyang nel corso della sua visita di stato a Seul: “La sua offesa alla dignità del supremo leader è il peggior crimine e per questo non potrà mai essere perdonato”, si legge nell’articolo. “È giusto che egli sappia di essere solo un orrendo criminale che è stato condannato a morte dal popolo nordcoreano”.

La decisione di annullare la visita al confine tra la Corea del Sud e la Corea del Nord, secondo il “Rodong Sinmun”, non sarebbe da imputare al maltempo come affermato dalle fonti ufficiali, bensì al “timore di trovarsi di fronte agli occhi furiosi” delle truppe fedeli a Kim Jong-un.

Dalla sua elezione alla presidenza degli Stati Uniti nel 2016, Donald Trump ha dato il via a un acceso conflitto verbale con il dittatore nordcoreano, lanciando continui insulti personali e minacce di intervento militare che hanno alzato i livelli di allerta per il possibile scoppio di un vero e proprio conflitto tra i due paesi.

Pochi giorni fa, Trump ha diffuso su Twitter un messaggio rivolto al leader nordcoreano: “Kim mi chiama vecchio, io non gli direi mai che è basso e grasso. Ritengo molto difficile che possa essere mio amico, ma forse un giorno succederà!”

In un comizio del 22 settembre 2017, il presidente statunitense ha definito Kim Jong-un “un pazzo che spara missili ovunque.”

Kim Jong-un ha più volte definito Donald Trump “un vecchio rimbambito che la pagherà cara”. Come controrisposta il presidente statunitense ha definito, tramite anche i suoi tweet, il leader nordcoreano come un pazzo e un bamboccio.

Fonte: The Post Internazionale

Un terremoto di magnitudo 5.4 ha colpito la Corea del Sud

La scossa a circa 9 chilometri a nord della città di Pohang, dove è presente anche una centrale nucleare. Non risultano gravi danni o feriti.


Un terremoto di magnitudo 5.4 ha colpito Corea del Sud mercoledì 15 novembre. Si tratta del secondo terremoto più forte registrato nel paese, dove le scosse non sono frequenti. Gli edifici hanno tremato ma non risultano gravi danni o feriti.

Secondo la Korea Meteorological Administration l’epicentro è a circa 9 chilometri a nord della città di Pohang, che si trova nel sudest del paese e si affaccia sul mare. Nella zona è presente anche una centrale nucleare.

Le operazioni presso il reattore nucleare non sono state intaccate, secondo quanto dichiarato dalla Korea Hydro & Nuclear Power Co, la società statale che gestisce la centrale.

Il più forte terremoto registrato in Corea del Sud è quello di magnitudo 5.8 che ha colpito il paese a settembre 2016.

Fonte: The Post Internazionale

Sparatoria nel nord della California: 4 morti

Il killer ha sparato in diverse località, tra cui una scuola elementare vicino Sacramento, provocando 4 vittime e ferendo diverse persone. L'uomo è stato ucciso dalla polizia

Rancho Tehama School, California

Un uomo con un fucile semiautomatico e due pistole ha aperto il fuoco il diversi punti di Rancho Tehama, una comunità di 3.500 persone vicino Sacramento, in California martedì 14 novembre 2017. L’uomo ha ucciso quattro persone e ferito altre dieci, inclusi due bambini di una scuola elementare vicino la città di Corning, dove è stato ucciso dalla polizia.

Poco prima delle nove del mattino la polizia è stata allertata per alcuni colpi di arma da fuoco sparati alla Rancho Tehama School. Alcune persone lì sono rimaste ferite, ma nessuno studente o dipendente ha perso la vita, come dichiarato da una funzionaria del distretto scolastico a Reuters.

La ragione della sparatoria è ancora incerta, ma la polizia ha detto che l’uomo sia stato coinvolto in un caso di violenza domestica il giorno precedente.

Phil Johnston, il vice sceriffo di Rancho Tehama ha detto all’agenzia Associated Press che l’uomo ha provato a fare irruzione nella scuola elementare per colpire altri bambini, ma è stato fermato quando lo staff ha disposto la chiusura di tutti gli accessi all’edificio.

I dipendenti della scuola, dopo aver sentito gli spari, hanno bloccato immediatamente tutti gli accessi, e questo ha salvato le vite dei bambini, secondo Johnston.

L’autore della sparatoria, che deve ancora essere identificato, sembrava stesse “scegliendo a caso i suoi obiettivi”, secondo quanto ha detto Johnston al Los Angeles Times.

La polizia ha confermato che uno studente della scuola elementare è stato colpito e che un altro bambino è stato colpito mentre si trovava su un furgone lungo la strada. Anche la donna che guidava il furgone è stata colpita.

Una delle quattro vittime era una vicina di casa dell’uomo: lui era stato accusato di averla aggredita a gennaio 2017, secondo Ap. L’uomo non poteva avvicinarsi a lei per un ordine restrittivo.

Fonte: The Post Internazionale

Zimbabwe, l’esercito ha preso il controllo della tv nazionale ma nega il colpo di stato

I militari hanno detto di avere in custodia il presidente Mugabe e la sua famiglia, aggiungendo che si trovano al sicuro e che l'esercito punta solo a colpire dei “criminali”

Un generale dell'esercito dello Zimbabwe legge la nota alla televisione nazionale. Credit: Dewa MAVHINGA

L’esercito dello Zimbabwe ha preso il controllo della televisione nazionale ZBC, ma in una nota, letta da un generale e trasmessa sulla rete, nega che si tratti di un colpo di stato. I militari hanno detto che il presidente Robert Mugabe e la sua famiglia sono stati presi in custodia e si trovano al sicuro. Hanno detto inoltre che la loro azione punta solo a colpire “criminali” vicini al presidente che hanno “provocato sofferenze sociali ed economiche”.

Nella notte tra martedì 14 e mercoledì 15 novembre 2017 i militari hanno preso il potere marciando sulla capitale, Harare, con dei carri armati, qualche giorno dopo la decisione del presidente Mugabe di estromettere il suo vice Emmerson Mnangagwa, candidato a succedergli al governo del paese. Mnangagwa era stato preso di mira soprattutto dalla moglie di Mugabe, Grace, anche lei candidata alla successione.

Mercoledì 15 novembre veicoli armati e soldati hanno bloccato le strade del centro di Harare, posizionandosi intorno agli edifici governativi e alla residenza del presidente. Esplosioni e colpi di pistola sono stati uditi nella capitale.

Secondo alcuni media, il ministro delle Finanze Ignatius Chombo è stato arrestato dall’esercito. Chombo è uno dei leader della fazione di Zanu-PF chiamata “G40”, che sostiene la moglie del presidente Grace Mugabe. Questa fazione è ritenuta l’obiettivo dell’azione militare.

Il 15 novembre un account Twitter con il nome del partito di governo, Zanu-PF, ma non certificato, ha pubblicato una serie di tweet in cui nega che ci sia stato un golpe, piuttosto una “transizione di potere senza spargimento di sangue, che ha visto l’arresto di persone corrotte e il fermo di un uomo anziano che veniva sfruttato dalla propria moglie. I pochi colpi che sono stati uditi provenivano da criminali che hanno resistito all’arresto, ma ora sono stati arrestati”.

“C’è stata la decisione di intervenire perché la nostra costituzione è stata compromessa. Nella fase di transizione Emmerson Mnagngawa sarà presidente del partito ZANU PF”, si legge nei tweet.

Victor Matemadanda, presidente dell’associazione dei veterani di guerra, che sostiene Mnangagwa, si è schierato in favore dei militari, dicendo che il presidente dello Zimbabwe dovrebbe essere rimosso dalla guida del paese e dal ruolo di segretario generale del partito Zanu-PF.

Intanto, il presidente del Sudafrica Jacob Zuma ha detto di aver parlato con Mugabe mercoledì. Il presidente dello Zimbabwe gli ha detto di essere confinato a casa ma di stare bene. Zuma, in qualità di presidente della Comunità per lo sviluppo dell’Africa meridionale, ha detto inoltre di aver mandato inviati speciali in Zimbabwe per incontrare Mugabe e l’esercito.

Il partito d’opposizione dello Zimbabwe, il Movimento per il Cambiamento Democratico (MDC) ha chiesto un ritorno pacifico all’ordine democratico e ha espresso l’auspicio che l’intervento militare porti a “creare una nazione stabile, democratica e progressiva”.

Alcune fonti legate all’opposizione hanno detto al Guardian che Grace Mugabe, la first lady, si troverebbe in Namibia per un viaggio d’affari organizzato da tempo. L’informazione non ha avuto però conferme ufficiali.

Fonte: The Post Internazionale

martedì 14 novembre 2017

Quanto costerà all’Italia la mancata qualificazione ai mondiali di calcio di Russia 2018

Dall'editoria alla ristorazione, passando per merchandising, televisione, pubblicità e premi sportivi: la non partecipazione dell'Italia ai mondiali del 2018 lascerà un segno anche dal punto di vista economico

Credit: Afp

L’Italia è fuori dai mondiali di calcio per la prima volta dal 1958. La nazionale guidata da Gian Piero Ventura non è riuscita a ribaltare l’1-0 subito venerdì 10 novembre nella partita d’andata dei playoff contro la Svezia a Stoccolma, e nella partita di ritorno del 13 novembre l’effetto San Siro non è stato sufficiente per dare la scossa necessaria ai giocatori, fermati sullo 0-0 dalla squadra del coach Jan Andersson.

La serata del 13 novembre sarà ricordata come una totale disfatta per il calcio italiano, resa ancora più triste dall’addio di alcuni protagonisti del trionfo a Germania 2006 come il capitano Gianluigi Buffon, Daniele De Rossi e Andrea Barzagli.

Un disastro non solo sportivo, ma anche economico. La mancata qualificazione dell’Italia ai mondiali di Russia 2018 intacca i settori più disparati: dall’editoria alla ristorazione, passando per il merchandising, la televisione e la pubblicità.

I tradizionali milioni di tifosi davanti alla televisione – per Brasile 2014 si sono toccati i livelli record di 17,7 milioni di telespettatori – saranno ridotti in maniera drastica; pub, bar e ristoranti che puntano molto sulle partite dell’Italia per attirare clienti subiranno senza dubbio un ingente calo dei profitti nel corso della prossima estate.

Stesso discorso per i giornali: testate sportive come “La Gazzetta dello Sport” e “Corriere dello Sport-Stadio”, tra le più lette e diffuse a livello nazionale, vendono soprattutto quando la nazionale italiana vince e convince ai mondiali o agli europei. Basti pensare che il primato assoluto di tiratura per “La Gazzetta dello Sport” (1.469.043 copie) fu stabilito il 12 luglio 1982, il giorno successivo la finale dei mondiali di Spagna, vinti dagli Azzurri con un indimenticabile 3-1 sulla Germania Ovest.

L’assenza dell’Italia dalla competizione corrisponde a un interesse decisamente inferiore nei confronti della manifestazione calcistica più importante al mondo. Un evento con meno appeal porterà ad un’asta per i diritti tv decisamente ridotta rispetto al solito: per trasmettere le partite di Sudafrica 2010 e Brasile 2014, come affermato da M. Bellinazzo e A. Biondi su “Il Sole 24 Ore”, la Rai ha sborsato 360 milioni di euro in tutto (180 e 180).

Senza partite degli Azzurri, è difficile credere che si farà avanti qualche competitor – per Russia 2018, oltre ai tradizionali Rai e Sky, dovrebbe avanzare una proposta anche Mediaset – disposto a spendere cifre simili. Una bella batosta anche per la Fifa, che potrebbe perdere circa 100 milioni di diritti tv sul mercato italiano.

Le televisioni perderanno ingenti profitti dalla vendita di spazi pubblicitari, così come la FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) non potrà contare sui contributi economici garantiti dalla Fifa alle squadre partecipanti a Russia 2018. Il totale per l’edizione dell’anno prossimo ammonta alla cifra record di 790 milioni di dollari, 214 in più rispetto a quella messa a disposizione per i mondiali in Brasile di tre anni fa.

Le 32 squadre che si sono qualificate alla fase finale potranno fare affidamento sui 400 milioni di dollari loro riservati per premi e passaggi di turno: di questi, 8 andranno alle 16 squadre eliminate nella fase a gironi, 28 alla seconda classificata e 38 alla nazionale che si laureerà campione del mondo. La semplice partecipazione nei gruppi in Russia avrebbe permesso all’Italia di Ventura di guadagnare 12 milioni: una cifra significativa per la FIGC, che nel 2015 e nel 2016 – anno degli europei in Francia – ha fatturato rispettivamente 153 e 174 milioni di euro.

Ma le perdite della Federazione non si fermeranno qui: la Rai potrebbe ritrattare le cifre degli accordi per la trasmissione delle partite della Nazionale (25 milioni di euro) e top sponsor quali Eni e Poste Italiane potrebbero non rinnovare i contratti in scadenza l’anno prossimo.

Oltre a questo, si aggiungeranno i mancati versamenti delle royalties legate alla partecipazione a eventi sportivi speciali garantiti dallo sponsor tecnico Puma, che con la Federazione guidata da Carlo Tavecchio ha un accordo di 18,7 milioni annui fino al 2022 e che dovrà abbassare di molto le stime di vendita del merchandising della nazionale italiana di calcio nel corso della prossima estate.

La mancata qualificazione dell’Italia ai mondiali russi dell’anno prossimo apre una voragine all’interno del calcio tricolore e rischia di colpire tutta l’economia nazionale. Una squadra che vince o addirittura trionfa – come quella guidata da Marcello Lippi a Germania 2006 – in un paese fortemente appassionato di calcio qual è l’Italia, porta benefici insperati in tanti settori diversi, come rivelò uno studio condotto nel 2014 dalla Coldiretti: “L’anno successivo alla vittoria degli azzurri nel campionato mondiale di calcio del 2006 in Germania, l’economia nazionale è cresciuta in modo sostenuto con un aumento record del 4,1 per cento del Pil a valori correnti mentre il numero di disoccupati è diminuito del 10 per cento. Nel 2007 si è anche verificato un incremento delle vendite nazionali all’estero del 10 per cento, e a beneficiarne maggiormente sono stati i prodotti simbolo del Made in Italy”.

Fonte: The Post Internazionale

Uno dei candidati alla regione Sicilia del Movimento 5 Stelle è stato arrestato

Fabrizio La Gaipa, primo dei non eletti del Movimento 5 Stelle alle elezioni regionali siciliane nella provincia di Agrigento, è stato arrestato con l’accusa di estorsione. La Gaipa, 42 anni, gestore di un albergo in provincia di Agrigento, è accusato da alcuni dipendenti di aver commesso gravi irregolarità fiscali e contributive e di averli costretti a firmare delle buste paga false (da qui l’accusa di estorsione). Secondo quanto scrivono i giornali, i due dipendenti avrebbero registrato alcune conversazioni con La Gaipa che dimostrerebbero i suoi comportamenti scorretti.

La Gaipa era candidato con il Movimento 5 Stelle nella lista della provincia di Agrigento ed è risultato primo tra i non eletti, con 4.357 voti. Fa parte del Movimento 5 Stelle dal 2013 e in precedenza era stato segretario del Consorzio turistico Valle dei Templi e consigliere di Confindustria alberghi. La Gaipa al momento si trova agli arresti domiciliari. Insieme a lui è indagato anche il fratello, Salvatore. Il Movimento 5 Stelle non ha ancora fatto commenti sul suo arresto. Lo scorso 8 novembre era stato arrestato un deputato eletto con il centrodestra, Cateno De Luca (che nel frattempo è stato assolto in un altro procedimento a suo carico). Edmondo Tamajo, un altro deputato siciliano, eletto con il centrosinistra, è indagato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale.

Fonte: Il Post

I morti per il terremoto tra Iran e Iraq sono almeno 540


Il terremoto di magnitudo 7.3 tra Iran e Iraq di domenica sera ha causato la morte di almeno 540 persone, secondo le ultime stime dei governi dei due paesi impegnati in una grande operazione di soccorso e di aiuto nei confronti della popolazione: 530 in Iran e almeno 10 in Iraq. Le persone ferite a causa dei crolli sono state almeno 8mila. I paesi nella provincia di Kermanshah hanno subito danni ingenti con centinaia di case crollate o diventate pericolanti e non più abitabili. Per la seconda notte consecutiva, migliaia di persone hanno dormito nei centri di accoglienza o per strada, perché rimaste senza casa o nel timore di nuovi crolli. Il terremoto più forte è stato seguito da circa 200 scosse di magnitudo più bassa, ma comunque avvertibili dalla popolazione. Le organizzazioni umanitarie stimano che almeno 70mila persone abbiano bisogno di riparo e aiuti, mentre non ci sono ancora stime precise sul numero di edifici danneggiati.

Fonte: Il Post

lunedì 13 novembre 2017

Terremoto in Iraq e Iran: oltre 400 morti

Una forte scossa di magnitudo 7.3 ha colpito la zona al confine tra i due paesi. La maggior parte delle vittime è stata registrata nella provincia iraniana di Kermanshah

Operazioni di salvataggio a Sarpol-e Zahab nella provincia iraniana di Kermanshah dopo il terremoto. Credit: POURIA PAKIZEH

Domenica 12 novembre 2017 un terremoto di magnitudo pari a circa 7.3 ha colpito la zona al confine tra l’Iraq e l’Iran. Almeno 407 persone sono rimaste uccise e oltre 6.600 sono ferite in Iran, nella provincia di Kermanshah, vicina al confine con l’Iraq, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Reuters. In Iraq i feriti sono 68 e i morti 6.

Operazioni di salvataggio si stanno tenendo tra le macerie. La scossa è stata avvertita anche in Israele, Pakistan, Libano, Kuwait e Turchia.

L’epicentro del terremoto è stato registrato a circa 30 chilometri a sudovest da Halabja, nel Kurdistan iracheno. L’istituto statunitense USGS ha annunciato che il terremoto si è verificato alle 21:20, ora locale di Baghdad, a una profondità di 33.9 chilometri.

Secondo i funzionari iraniani, il bilancio delle vittime potrebbe salire mentre le squadre raggiungono aree remote dell’Iran.

In Iraq, invece, le autorità hanno parlato di almeno 6 vittime, ma non si tratta di un bilancio definitivo. Gli abitanti della capitale, Baghdad, sono scesi in strada dopo la scossa.

Il terremoto è stato avvertito in diverse province dell’Iran, ma soprattutto nella zona di Kermanshah, che ha annunciato tre giorni di lutto. Oltre 300 vittime sono state registrate nella contea di Sarpol-e Zahab a Kermanshah, a circa 15 chilometri del confine con l’Iraq. Molte case rurali in Iran sono composte da mattoni di fango che possono essere facilmente sgretolati da una scossa così forte.

Il principale ospedale di Kermanshah è stato gravemente danneggiato e non ha potuto accogliere le centinaia di feriti trasportati lì, secondo quanto riferito dal capo dei servizi di emergenza iraniano Pirhossein Koulivand.

Le moschee di Baghdad, la capitale irachena, dove il terremoto è stato avvertito in modo forte, hanno diffuso preghiere tramite altoparlanti.

Fonte: The Post Internazionale

domenica 12 novembre 2017

Il gip di Roma ha confermato l’arresto di Roberto Spada, l’uomo che ha picchiato un giornalista della RAI a Ostia


Il gip della procura di Roma ha confermato l’arresto di Roberto Spada, membro del cosiddetto “clan Spada” di Ostia, che martedì ha aggredito un giornalista della trasmissione Nemo, di RaiDue. Spada era stato arrestato giovedì pomeriggio a Roma per ordine della Direzione distrettuale antimafia. Durante un interrogatorio di circa due ore col gip, scrive La Stampa, Spada ha raccontato di aver reagito violentemente a causa dell’insistenza del giornalista coinvolto. Le accuse sono di violenza e lesioni aggravate dal metodo mafioso. Spada è titolare di una palestra – sequestrata oggi per alcune violazioni – e fratello di Carmine Spada, condannato a dieci anni per estorsione con l’aggravante del metodo mafioso.

Fonte: Il Post

È stata scoperta un’altra fossa comune in Iraq

Contiene almeno 400 corpi e si trova ad Hawija, una città vicino a Kirkuk che fino a un mese fa era controllata dall'ISIS

(MARWAN IBRAHIM/AFP/Getty Images)

Ieri vicino alla città irachena di Hawija, occupata fino al mese scorso dallo Stato Islamico (o ISIS), è stata scoperta una fossa comune con almeno 400 corpi. La fossa è stata scoperta in una base aerea poco fuori dalla città. Alcuni dei corpi ritrovati avevano indosso abiti civili, mentre altri la tuta arancione con cui l’ISIS vestiva i condannati a morte ripresi nei suoi video di propaganda. La fossa è stata scoperta in seguito ai racconti di alcuni abitanti della zona.

Durante la riconquista del territorio occupato dall’ISIS, l’esercito iracheno ha trovato decine di fosse comuni. L’anno scorso Associated Press aveva pubblicato un rapporto in cui venivano identificate 72 fosse comuni che al loro interno contenevano tra i 5.200 e i 15mila corpi.

Hawija era caduta sotto il controllo dell’ISIS durante l’offensiva dell’estate 2014, quella che portò i miliziani dello Stato Islamico a occupare Mosul. La città è rimasta occupata per due anni, fino a quando non è stata liberata lo scorso 5 ottobre. Hawija era l’ultimo avamposto dell’ISIS nel nord dell’Iraq. Gli ultimi territori che oggi controlla nel paese sono le aree desertiche al confine con la Siria.

Fonte: Il Post

venerdì 10 novembre 2017

Trump al summit Apec in Vietnam: “Gli Usa non tollereranno un commercio ingiusto”

Il presidente Usa ha presentato la sua visione per una “regione Indo-Pacifica libera e aperta”. Salta l'incontro con il presidente russo Vladimir Putin

Donald Trump durante il suo discorso nell'ultimo giorno del summit APEC, il 10 novembre 2017. Credit: Anthony Wallace

“Il futuro di questa regione non può essere ostaggio di un dittatore con fantasie contorte”. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non ha risparmiato la Corea del Nord da un nuovo, duro attacco durante il suo intervento di venerdì 10 novembre al summit dei paesi APEC (Cooperazione Economica Asiatico-Pacifica) che si sta svolgendo a Danang, sulla costa del Vietnam.

Proprio in occasione del summit, il Cremlino aveva annunciato un bilaterale tra il presidente russo Vladimir Putin e Donald Trump, entrambi presenti a Danang, ma venerdì la Casa Bianca ha smentito la notizia di un incontro a due tra i leader.

Trump è arrivato in Vietnam dopo aver incontrato a Pechino il presidente cinese Xi Jinping. Il presidente Usa ha parlato di Xi dicendo che è “molto rispettato” e i media cinesi hanno definito la visita “l’inizio di un nuovo progetto” per le relazioni tra Stati Uniti e Cina.

Nel suo intervento al summit la mattina del 10 novembre, Trump ha presentato la sua visione per una “regione Indo-Pacifica libera e aperta” e ha fatto riferimento sia al tema della sicurezza sia a quello del commercio: due punti cardine del suo viaggio di 12 giorni in Asia.

Il presidente degli Stati Uniti ha insistito soprattutto sulla necessità di politiche commerciali eque e giuste.

“Dobbiamo assicurarci che tutti giochino rispettando le regole, cosa che non succede al momento”, ha detto Trump. “Non possiamo più tollerare questi abusi cronici nel commercio. Il bilanciamento attuale con la Cina non è accettabile. Gli Stati Uniti insisteranno su politiche commerciali giuste ed eque da adesso in poi”.

Il presidente statunitense sostiene che Washington non sia stata trattata in modo equo dall’Organizzazione mondiale del commercio. Trump ha specificato inoltre che i paesi dell’area indo-pacifica non possono essere considerati “i satelliti di nessun altro paese” e che “gli Stati Uniti saranno loro partner e alleati per lungo tempo”.

“Stringeremo accordi sulla base del rispetto reciproco e dei vantaggi reciproci”, ha promesso Trump. “Faremo accordi bilaterali con ogni partner della regione Indo-pacifica”.

Sulle minacce nucleari della Corea del Nord, il presidente Trump ha detto che “il futuro della regione e dei suoi bei popoli non possono essere ostaggio di un dittatore con fantasie contorte di conquista e ricatto nucleare”.

Fonte: The Post Internazionale

Arrestata la presidente del parlamento catalano, sarà libera solo su cauzione

La decisione è stata presa dal gip Pablo Llarrena al termine di una giornata di interrogatori dei membri della presidenza dell'assemblea locale. La cauzione stabilita per la Focadell ammonta a 150mila euro

La presidente del parlamento catalano Carme Forcadell. Credit: JAVIER SORIANO

Il 9 novembre la Corte Suprema di Madrid ha confermato l’arresto preventivo per la presidente del parlamento catalano Carme Forcadell che ha trascorso una notte in carcere.

La decisione è stata presa dal gip Pablo Llarrena al termine di una giornata di interrogatori dei membri della presidenza dell’assemblea locale. La cauzione stabilita per la Focadell ammonta a 150mila euro.

La presidente del parlamento catalano è accusata di ribellione e sedizione per il ruolo svolto a sostegno del referendum sull’indipendenza della Catalogna il primo ottobre 2017, ora rischia fino a 30 anni di carcere per aver posto ai voti risoluzione sull’indipendenza.

Per gli altri quattro parlamentari catalanti accusati insieme a Focadell le sentenze sono state differenti: Lluis Corominas, Lluis Guino, Anna Simo e Ramona Barrufet dovranno pagare una cauzione di 25mila euro entro una settimana per evitare il carcere, mentre un altro deputato, non sovranista, è stato lasciato in libertà.

Al momento in carcere ci sono anche il vicepresidente catalano Oriol Jinqueras e sette membri del governo destituito.

“Carme Forcadell trascorrerà la notte in prigione per avere permesso il dibattito democratico. Per avere consentito di parlare e di votare! Questa à la democrazia spagnola”, ha commentato su Twitter l’ex presidente catalano Carles Puigdemont.

Puigdemont si trova ancora in esilio volontario in Belgio, dove si è recato dopo che il governo spagnolo ha sciolto l’autorità regionale catalana, indicendo elezioni per dicembre, e la procura ha emesso un mandato d’arresto nei suoi confronti. Con lui ci sono anche quattro ex ministri dell’ex governo catalano.

Su di lui pesa un ordine di arresto spagnolo con richiesta di estradizione.

Fonte: The Post Internazionale

Un’auto ha travolto alcune persone a Tolosa

Secondo le prime indiscrezioni, il conducente dell'auto fermato dalla polizia avrebbe affermato di aver agito deliberatamente

Polizia francese, immagine di repertorio

Venerdì pomeriggio un’auto ha travolto un gruppo di persone all’uscita del liceo Saint-Exupéry a Blagnac, comune francese nei pressi di Tolosa.

Il bilancio provvisorio parla di tre feriti, di cui due studenti cinesi che sarebbero in condizioni gravi.

Il conducente dell’automobile, un uomo di 28 anni già noto alla polizia per piccoli reati di droga, è stato immediatamente fermato dalle forze dell’ordine. Secondo i primi elementi dell’inchiesta, si tratterebbe di un atto deliberato: il 28enne, infatti, avrebbe detto di aver agito “seguendo ordini”.

Il nome dell’uomo non comparirebbe nella lista degli individui a rischio radicalizzazione in Francia.

Fonte: The Post Internazionale

giovedì 9 novembre 2017

Roberto Spada, l’uomo che ha aggredito un giornalista a Ostia, è stato arrestato


Roberto Spada, membro del cosiddetto “clan Spada” di Ostia che martedì ha aggredito un giornalista della trasmissione Nemo, di RaiDue, è stato arrestato oggi pomeriggio a Roma per ordine della Direzione distrettuale antimafia. Spada è titolare di una palestra – sequestrata oggi per alcune violazioni – e fratello di Carmine Spada, condannato a dieci anni per estorsione con l’aggravante del metodo mafioso.

Fonte: Il Post

Trump annuncia accordi commerciali per 250 miliardi di dollari con la Cina

Il presidente degli Stati Uniti ha chiesto al suo omologo cinese Xi Jinping di “lavorare duramente” per spingere la Corea del Nord al processo di denuclearizzazione

Donald Trump e Xi Jinping alla conferenza stampa del 9 novembre a Pechino. Credit: Fred Dufour

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha moderato i toni con il suo omologo cinese Xi Jinping durante il loro primo summit a Pechino in occasione del viaggio di Trump in Asia, giovedì 9 novembre 2017. In precedenza, il presidente Usa aveva espresso forti critiche sull’atteggiamento della Cina verso la Corea del Nord e sul commercio.

La visita di Trump, che si concluderà venerdì 10 novembre, ha al centro i temi della crisi nordcoreana e del commercio, già affrontati dal presidente americano in Giappone e Corea del Sud.

Giovedì 9 novembre Trump ha chiesto a Xi Jinping di “lavorare duramente” per spingere la Corea del Nord al processo di denuclearizzazione. Due giorni prima, durante un discorso al parlamento sudcoreano, Trump aveva chiesto alla Cina di tagliare le sue relazioni economiche con Pyongyang, di cui Pechino è il principale partner commerciale.

Gli Stati Uniti vedono la Cina come un potenziale alleato per fermare la potenza nucleare nordcoreana, ma Xi Jinping sostiene che Pechino stia già facendo abbastanza.

Trump ha parlato anche del surplus commerciale della Cina, e ha detto che “non biasima la Cina per averne tratto vantaggio”.

Trump e Xi hanno annunciato inoltre di aver firmato accordi commerciali per 250 miliardi di dollari durante la visita del presidente Usa. Tuttavia, come puntualizza l’agenzia Reuters, alcuni di questi accordi sono non vincolanti e altri sono in agenda da molto tempo.

Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 8 novembre 2017

Bill de Blasio è stato rieletto sindaco di New York

De Blasio ha sconfitto la rivale repubblicana Nicole Malliotakis, parlamentare dello stato di New York. Vittorie per i democratici anche in Virginia e New Jersey

Bill de Blasio, sindaco di New York. Credit: Jewel SAMAD

Il sindaco democratico di New York, Bill de Blasio, è stato rieletto per il secondo mandato, secondo quanto riportato dalla Cnn.

Si tratta della prima volta che in oltre trent’anni che a New York viene riconfermato un sindaco democratico, un segnale progressista che arriva dalla città. Al successo di de Blasio si aggiungono altre due vittorie dei democratici, che hanno eletto il nuovo governatore del New Jersey, Phil Murphy, e della Virginia, Ralph Northam.

De Blasio ha sconfitto la rivale repubblicana Nicole Malliotakis, parlamentare dello stato di New York.

Durante la campagna elettorale Malliotakis gli ha rivolto varie accuse, tra cui quella di fare sonnellini in ufficio e quella di aver adottato pratiche di finanziamento discutibili durante le comunali del 2013.

De Blasio ha avuto la meglio anche sull’indipendente Richard “Bo” Dietl, ex detective del dipartimento di polizia di New York. Dietl ha dipinto de Blasio come un politico corrotto che elargisce favori ai suoi finanziatori.

Fonte: The Post Internazionale

Trump accolto da Xi Jinping in Cina, sul tavolo il dossier Corea del Nord

Il presidente degli Stati Uniti ha chiesto alla Cina di tagliare le relazioni economiche con Pyongyang per opporsi alla sua minaccia nucleare

Donald Trump e Melania Trump a Pechino, in Cina. Credit: Jim Watson

Al suo arrivo a Pechino mercoledì 8 novembre 2017 Donald Trump è stato accolto con i tappeti rossi dal presidente Xi Jinping all’interno della “Città proibita”, l’antica dimora degli imperatori cinesi. La Cina ha mostrato così l’importanza che ripone nella visita del primo leader straniero nel paese dalla fine del Congresso del Partito comunista cinese, tenutosi il mese scorso.

La visita di Trump, che si concluderà venerdì 10 novembre, avrà al centro i temi della crisi nordcoreana e del commercio, già affrontati dal presidente americano in Giappone e Corea del Sud.

Durante un discorso al parlamento sudcoreano, il 7 novembre Trump ha chiesto alla Cina di tagliare le sue relazioni economiche con la Corea del Nord, di cui Pechino è il principale partner commerciale.

Gli Stati Uniti vedono la Cina come un potenziale alleato per fermare la potenza nucleare di Pyongyang, ma Xi Jinping sostiene che Pechino stia già facendo abbastanza.

Prima della sua visita, Trump si è congratulato con Xi, dicendo di non vedere l’ora di incontrare il presidente cinese dopo “la sua grande vittoria politica”.

Xi ha recentemente consolidato il suo potere al Congresso, e secondo alcuni analisti questo renderà meno probabile il raggiungimento di un compromesso con Trump.

Fonte: The Post Internazionale

martedì 7 novembre 2017

Com’è finita in Sicilia

I risultati definitivi sono arrivati intorno alla mezzanotte di lunedì: Nello Musumeci è il nuovo presidente della regione

Nello Musumeci al comitato elettorale a Palermo (LaPresse/Guglielmo Mangiapane)

I risultati definitivi delle elezioni regionali in Sicilia di domenica 5 novembre sono arrivati solo verso la mezzanotte di lunedì 6, a 16 ore dall’inizio dello spoglio. Nello Musumeci, il candidato sostenuto dalla coalizione di centrodestra, è stato il più votato: ha ottenuto il 39,8 per cento dei voti, mentre le liste a lui collegate il 42 per cento (e 29 seggi). Visto che ai 29 seggi vanno aggiunti i 7 seggi del listino del presidente, il centrodestra ha raggiunto la maggioranza nel Parlamento regionale con 36 deputati su 70 totali.

Il Movimento 5 Stelle è stato il singolo partito più votato, con il 26,6 per cento dei voti e i 20 seggi ottenuti dalla lista; il suo candidato, Giancarlo Cancelleri, ha ottenuto il 34,6 per cento. Il candidato di PD e Alternativa Popolare Fabrizio Micari ha ottenuto il 18,6 per cento, le liste che lo sostengono il 25 per cento e 13 seggi. La lista di Alternativa Popolare si è fermata al 4 per cento, non riuscendo quindi a superare il quorum del 5 per cento: Angelino Alfano ha commentato dicendo che «anche se non abbiamo ottenuto i risultati sperati non abbiamo rimpianti, perché abbiamo fatto la scelta giusta». Il candidato della sinistra, Giuseppe Fava, ha ottenuto il 6,1 per cento dei voti, contro il 5,2 per cento della sua lista, e solo un seggio.

Nello Musumeci sarà il nuovo presidente della regione Sicilia, prendendo il posto di Rosario Crocetta. Nel 2012 Rosetta aveva sconfitto Musumeci, ma non si è ricandidato per un secondo mandato. Musumeci, che era stato sostenuto da Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, ha parlato ieri sera mentre lo spoglio era ancora in corso ma quando era già chiara la sua vittoria, dicendo che il suo primo compito da presidente della regione sarà «recuperare oltre il 50 per cento di siciliani che ha deciso di non votare». Quelle di domenica sono state infatti le elezioni regionali alle quali hanno votato meno persone nella storia dellaSicilia. L’affluenza è stata del 46,76 per cento, poco meno del 47,41 per cento del 2012. Nel 2008 aveva votato il 66,68 per cento degli aventi diritto. Musumeci ha poi assicurato che per il governo sceglierà «persone al di sopra di ogni sospetto, pulite e competenti». A chi gli ha chiesto dei cosiddetti “impresentabili” delle sue liste, Musumeci ha fatto notare: «Io ho avuto alcuni punti in meno della coalizione. Avevo chiesto agli impresentabili di non votarmi e sono stati precisi e puntuali e li ringrazio».

Giancarlo Cancelleri, del Movimento 5 Stelle, ha detto che con il suo partito continuerà «la battaglia: siamo la prima forza politica della Sicilia». Subito dopo, nelle sede del suo comitato a Caltanissetta, ha preso la parola Luigi Di Maio, candidato presidente del Consiglio e capo politico del Movimento 5 Stelle: «Da qui parte un’onda che ci può portare al 40 per cento di consensi nel paese, abbiamo raddoppiato i voti del partito di Berlusconi e triplicato quelli del partito di Renzi. Siamo orgogliosi del voto libero». Ha definito la vittoria di Musumeci come «la vittoria degli impresentabili» e ha detto che «molti si pentiranno di non essere andati a votare».

Nel centrosinistra, già a partire dai primi exit poll che avevano mostrato uno scarso risultato del PD, era iniziata una polemica sia contro i partiti di sinistra che avevano deciso di sostenere un loro candidato sia contro il presidente del Senato Piero Grasso, che aveva respinto gli inviti a candidarsi. Davide Faraone, importante dirigente del PD siciliano, aveva infatti addossato parte della responsabilità della sconfitta proprio a Grasso. «Micari ha avuto il coraggio di candidarsi, quel coraggio che il presidente Grasso non ha avuto. Abbiamo atteso per due mesi il suo sì». Lo staff di Grasso aveva risposto con un comunicato molto duro: «Imputare a Grasso il risultato che si va profilando per il PD, peraltro in linea con tutte le ultime competizioni amministrative e referendarie, è una patetica scusa, utile solo ad impedire altre e più approfondite riflessioni, di carattere politico e non personalistico, in merito al bilancio della fase attuale e alle prospettive di quelle future».

Nel frattempo è stata convocata una riunione della Direzione nazionale del PD per il prossimo 13 novembre. All’ordine del giorno, tra le altre cose, ci sarà anche l’analisi del voto in Sicilia. Matteo Renzi parlerà comunque già stasera su La7: oggi infatti si sarebbe dovuto svolgere un confronto televisivo tra il segretario del PD e Luigi Di Maio, che però ha rinunciato. Sarà sostituito da Alessandro Di Battista, che probabilmente si farà intervistare separatamente.

Fonte: Il Post

Trump arriva in Corea del Sud: “Serve un’azione globale contro la minaccia di Pyongyang”

Il presidente degli Stati Uniti è arrivato a Seul dove è previsto l'incontro con il presidente Moon Jae-in, i soldati statunitensi e i politici locali. Il dossier più caldo resta la Corea del Nord

Donald Trump e Moon Jae-In. Credit: JUNG YEON-JE

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è atterrato in Corea del Sud dopo aver fatto tappa in Giappone durante il suo viaggio di 12 giorni in Asia e aver detto che Tokyo potrà abbattere i missili nordcoreani con l’equipaggiamento acquistato dagli Usa.

Trump ha incontrato il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in, i soldati statunitensi e i politici locali. A Seul il dossier più importante sul tavolo rimane la crisi nucleare nordcoreana, ma anche il commercio internazionale tra Stati Uniti e Corea del Sud.

L’ufficio presidenziale della Corea del Sud, infatti, ha annunciato martedì 7 novembre 2017 che il paese avvierà subito trattative formali con gli Stati Uniti per sviluppare le capacità militari di Seul, inclusi gli ultimi strumenti di sorveglianza. La decisione è stata presa durante il summit tra Donald Trump e Moon Jae-in, secondo quanto riportato dal portavoce della Blue House sudcoreana Yoon Young-chan.

I leader hanno inoltre annunciato che continueranno a fare fronte comune a tre, insieme al Giappone, per dare risposte concrete alle minacce nordcoreane.

In una conferenza stampa congiunta con Moon Jae-in, Trump ha detto che gli Stati Uniti sono pronti a usare tutta la loro forza militare per fermare un attacco nordcoreano, ma di essere intenzionato a prevenire un possibile conflitto. Ha chiesto inoltre “un’azione globale contro la minaccia di Pyongyang”.

“Non possiamo consentire che la Corea del Nord minacci tutto ciò che noi abbiamo costruito”, ha detto Trump.

Fonte: The Post Internazionale

lunedì 6 novembre 2017

I giudici belgi hanno concesso la libertà condizionale a Puigdemont e ai suoi ministri

Per l'ex presidente catalano, che si trova ancora a Bruxelles con 4 ex consiglieri-ministri, è stato emesso il mandato di arresto internazionale

L'ex capo della Generalitat catalana Carles Puigdemont. Credit: Aurore Belot

I giudici di Bruxelles hanno concesso la libertà condizionale a Puigdemont e ai quattro ex ministri catalani che insieme a lui si sono consegnati alla polizia belga domenica 5 novembre 2017, dopo l’emissione in Spagna del mandato d’arresto europeo nei loro confronti con l’accusa di ribellione e sedizione.

Il leader catalano Carles Puigdemont e gli altri imputati dovranno comparire di fronte a una Camera di Consiglio di un tribunale belga entro 15 giorni, secondo quanto dichiarato dai procuratori belgi lunedì 6 novembre. A Puigdemont è stato inoltre proibito di lasciare il Belgio senza l’autorizzazione del giudice.

Puigdemont e gli ex ministri catalani che si trovano con lui a Bruxelles si sono consegnati alla polizia federale nel commissariato di Rue Royal 202, a Bruxelles, e non quindi in procura, intorno alle 9.17 del mattino di domenica. La procura belga ha confermato che cinque persone ricercate da Madrid sono state prese in custodia dalla polizia la mattina del 5 novembre.

Fonte: The Post Internazionale

Paradise Papers, conti off-shore per la regina Elisabetta e per altri nomi influenti della politica

Sono stati diffusi i 13,4 milioni di file su soldi portati all’estero da personalità di spicco della politica, dell’imprenditoria e del mondo dello spettacolo. Tra questi anche il ministro del Commercio di Trump

Regina Elisabetta, credit: fp

Nell’aprile del 2016 – grazie a una inchiesta giornalistica condotta dall’International consortium of investigative journalists (ICIJ), insieme al quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, e ad altre 100 testate giornalistiche di tutto il mondo (per l’Italia ha preso parte all’inchiesta il settimanale l’Espresso) – venivano diffusi 11,5 milioni di documenti che portavano alla luce lo scandalo dei Panama Papers.

L’inchiesta rivelava la pratica del trasferimento di ricchezze nei paradisi fiscali da parte di migliaia di imprenditori, politici e personaggi dello spettacolo di tutto il mondo.

Domenica 5 novembre sono stati diffusi i “Paradise Papers”, ossia 13,4 milioni di file su soldi portati all’estero da personalità di spicco della politica, dell’imprenditoria e del mondo dello spettacolo.

L’inchiesta, anche questa volta, è stata condotto dal quotidiano tedesco Zeitung, che ha chiesto al consorzio internazionale dei giornalisti investigativi di procedere con le indagini. Per l’Italia è stata seguita dal settimanale l’Espresso e dalla trasmissione televisiva Report.

Tra i grandi nomi portati alla luce dalle indagini emerge quello della regina Elisabetta II d’Inghilterra. In particolare, l’inchiesta svela che 10 milioni di sterline dei fondi privati di Sua Maestà sono stati investiti in un fondo off-shore, alle isole Cayman, quello che viene identificato come un paradiso fiscale che garantisce l’anonimato oltre all’assenza di tasse, e alle Bermuda dal Ducato di Lancaster, insieme al Ducato di Cornovaglia dell’erede al trono.

La Bbc riporta che il Ducato di Lancaster ha sostenuto di non essere coinvolto nelle decisioni su come vengono investiti i soldi della regina. Decisione prese dai fondi di investimento ai quali l’argent della sovrana sono conferiti. Ma non c’è alcuna prova che Sua Maestà abbia conoscenza di specifici investimenti fatti a suo nome.

Sempre secondo la Bbc, le rivelazioni emerse domenica costituiscono solo una piccola parte di una mole molto più importante di informazioni che verranno diffuse noi prossimi giorni.

Dai documenti spuntano però anche i nomi di personaggi come le star Madonna e Bono, o del generale Wesley Clark, già comandante supremo della Nato in Europa, e del co-fondatore della Microsoft, Paul Allen.

A essere coinvolto dallo scandalo dei Paradise Papers c’è anche Wilbur Ross, ministro al Commercio di Trump, noto anche come l’uomo che avrebbe fatto affari con parenti e amici del presidente russo Vladimir Putin.

Ross, in particolare, ha interessi nella Navigator Holdings – di cui è membro del consiglio di amministrazione dal 2012 – che guadagna milioni di dollari ogni anno trasportando petrolio e gas per il colosso energetico russo Sibur, che vede tra gli azionisti il genero del presidente russo, Kirill Shamalov, marito di Yekaterina Putin.

Di Ross si conosce la società WL Ross & Co., specializzata nel prendere aziende sull’orlo del fallimento, risanarle e rivenderle una volta messe a posto. L’indagine dei Paradise Papers rivela come il rapporto tra Ross e la Navigator Holdigs sarebbe continuato attraverso società con sede alle isole Cayman.

Le rivelazioni su Wilbur Ross rischiano di creare nuovi imbarazzi per la Casa Bianca e il presidente statunitense Trump, mettendo in luce nuovi collegamenti che uniscono la presidenza Trump al supporto russo.

La sua presidenza è stata spesso coinvolta da accuse che insinuano come i russi abbiamo cercato di influenzare l’esito delle elezioni statunitensi dello scorso anno. Accuse dalle quali il presidente si è sempre difeso parlando di “notizie false”.

Non ci sono prove per affermare che Ross abbia violato formalmente alcuna legge ma politicamente il discorso è di opportunità sul continuare ad avere contatti con la Navigator Holding. Ross è una persona vicina a Donald Trump sin dagli anni Novanta, quando contribuì a salvarlo da una bancarotta per la costruzione di un casinò ad Atlantic City.

Secondo la Bbc le rivelazioni delle ultime ore sono solo la punta dell’iceberg fatto di centinaia di politici, multinazionali, celebrità e personaggi di alto spessore che hanno utilizzato trust, fondazioni e società fittizie con un sistema di scatole cinesi per proteggere le loro ricchezze dal fisco.

Fonte: The Post Internazionale

Sparatoria in Texas, il sospetto killer è stato trovato morto

Un uomo ha aperto il fuoco contro i fedeli della chiesa battista di Sutherland Springs, uccidendo almeno 26 persone e ferendone 20. Il governatore del Texas: “È la più grande sparatoria di massa nella storia del nostro stato”


Domenica 5 novembre un uomo armato con un fucile d’assalto ha fatto irruzione in una chiesa battista di una piccola città nel sudest del Texas e ha aperto il fuoco uccidendo almeno 26 fedeli e provocando 20 feriti, secondo quanto dichiarato dalla polizia. La vicenda costituisce l’ennesima sparatoria di massa negli ultimi anni negli Stati Uniti, e il presidente Trump ha parlato di un “fatto legato a problemi mentali” e non di una questione legata al possesso di armi.

L’uomo, che era vestito con attrezzatura tecnica nera e giubbotto antiproiettile, ha fatto irruzione nella First Baptist Church di Sutherland Springs, una città con meno di 400 abitanti a circa 65 chilometri da San Antonio, Texas, durante la messa del mattino, per poi aprire il fuoco contro i presenti.

Nel pomeriggio di domenica 5 i media avevano parlato di 27 vittime, il bilancio è stato poi rivisto in almeno 26 morti.

Secondo i funzionari di sicurezza, le vittime avevano tra i 5 e i 72 anni. Tra loro anche la figlia 14enne del pastore Frank Pomeroy, come annunciato dalla famiglia alle stazioni televisive statunitensi.

Il sospetto è stato poi trovato morto nel suo veicolo ad alcuni chilometri di distanza, dopo aver lasciato la chiesa. Apparentemente aveva una ferita d’arma da fuoco, secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters. Report iniziali avevano indicato erroneamente che fosse stato ucciso dalla polizia.

La polizia lo ha identificato come un “giovane maschio bianco”. Secondo i media statunitensi si tratta di Devin Patrick Kelley, 26 anni.

Kelley è stato congedato dall’areonautica statunitense nel 2014 per una decisione di una corte marziale, che lo ha ritenuto colpevole di aggressione contro sua moglie e il figlio.

Le ragioni per cui l’uomo ha compiuto la sparatoria non sono ancora chiare.

“Stiamo avendo a che fare con la più grande sparatoria di massa nella storia del nostro stato”, ha detto il governatore del Texas Greg Abbott a una conferenza stampa. “La tragedia è ancora più terribile per il fatto che è accaduta in una chiesa, dove tutti questi innocenti sono stati uccisi”.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lunedì 6 novembre ha commentato quanto accaduto dicendo che si tratta di un “fatto legato a problemi mentali” e non di una questione legata al possesso di armi.

Durante una conferenza stampa a Tokyo, dove Trump si trova in visita istituzionale, il presidente ha detto che dai primi report l’autore della strage era “un individuo molto pericoloso, con molti problemi” e ha definito quanto accaduto un “evento molto molto triste”.

Fonte: The Post Internazionale

sabato 4 novembre 2017

Catalogna, chiesto mandato d’arresto europeo per Puigdemont

Per l'ex presidente catalano ancora a Bruxelles con 4 ex consiglieri-ministri è stato emesso il mandato di arresto internazionale

Credit: Afp

La giudice spagnola Carmen Lamela ha firmato il mandato di arresto europeo per l’ex presidente catalano Carles Puigdemont e per i quattro ministri che erano con lui a Bruxelles.

Carles Puigdemont, che non è comparso di fronte alla corte spagnola, si trova ancora in Belgio. Con lui rischiano anche Clara Ponsatí, Mertitxell Serret, Antoni Comin e Lluís Puig.

A riferirlo è l’agenzia di stampa spagnola Efe. I cinque non hanno partecipato all’audizione giudiziaria fissata a Madrid per giovedì 2 novembre, giorno in cui altri otto ex membri del governo regionale sono stati presi in custodia.

Uno dei ministri arrestato ieri è stato liberato su cauzione fissata a 50mila euro.

Puigdemont e gli altri ministri sono accusati di ribellione, sedizione e abuso di fondi pubblici.

La stessa giudice giustifica il provvedimento con un “rischio fuga” degli imputati, oltre alla possibilità di “reiterazione del reato” e “distruzione di prove”. “Basta ricordare il fatto che alcuni denunciati già si sono spostati in altri Paesi, per eludere responsabilità penali in cui avrebbero potuto incorrere”, spiega la giudice spagnola.

Poche ore prima che da Madrid arrivasse la notizia del mandato d’arresto internazionale, Puigdemont aveva detto in un’intervista alla tv belga Rtbf di essere pronto a negoziare con il premier spagnolo Mariano Rajoy.

“L’unica soluzione è il dialogo, quello che Rajoy non ha mai fatto. Lui usa il procuratore generale, i tribunali, anche gli imprenditori, dovrebbe riconoscere che c’è un problema politico, non imprigionare chi la pensa diversamente. Io sono pronto, dove vuole lui, non ho paura di parlare con Rajoy. Gliel’ho chiesto più volte”.

Ma l’ex presidente catalano si è anche detto pronto a candidarsi alle prossime elezioni del 21 dicembre, anche se questo comporterà fare campagna elettorale dall’estero.

“Sono disposto a essere candidato”, ha dichiarato in francese alla Rtbf . “Voglio essere un messaggero per i nostri concittadini”, ha aggiunto.

L’ex presidente ha inoltre insistito per ottenere da Madrid l’impegno a rispettare i risultati di queste elezioni.

“Posso fare campagna da qualunque parte, visto che viviamo in una società globalizzata. La Catalogna deve avere un governo legittimo che sia al riparo dai rischi della giustizia spagnola, che non può garantire niente”, ha aggiunto.

Nelle stesse ora decine di migliaia di persone sono scese in piazza gridando “Llibertat” in tutte le città della Catalogna per denunciare l’arresto dei nove ministri del governo di Carles Puigdemont ed esigere la liberazione immediata dei “detenuti politici”.

In Spagna è in corso una crisi istituzionale dallo scorso primo di ottobre, data in cui la Catalogna aveva convocato un referendum per la propria indipendenza che, tuttavia era stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale spagnola.

Il governo catalano ha deciso di far svolgere comunque il referendum, che si è tenuto in un clima di scontri con le forze dell’ordine e di diffuse irregolarità.

Fonte: The Post Internazionale

venerdì 3 novembre 2017

Il piano del governo sulle intercettazioni

Il decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri serve a mantenere riservate le cose rilevanti ed evitare che quelle irrilevanti finiscano sui giornali

Andrea Orlando e Paolo Gentiloni alla conferenza stampa per spiegare la riforma delle intercettazioni, Palazzo Chigi, 2 novembre 2017 (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Lo schema del decreto legislativo sulle intercettazioni telefoniche è stato approvato dal Consiglio dei ministri: ora dovrà passare all’esame delle commissioni Giustizia di Camera e Senato, e poi tornare al Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva. Il decreto, che è stato proposto dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, comprende 9 articoli e regola l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche come strumento investigativo: in breve, si vuole impedire che delle conversazioni non significative entrino negli atti dei processi, e dagli atti finiscano sui giornali.

Il decreto deriva dalla delega contenuta nella legge sulla riforma del processo penale approvata lo scorso giugno e in vigore dal 3 agosto. La legge approvata dal Parlamento delegava il governo che, dal momento dell’entrata in vigore, avrebbe avuto tre mesi di tempo per modificare alcuni aspetti del funzionamento delle intercettazioni telefoniche. La delega fissava alcuni “paletti” entro i quali decidere, che si possono leggere nei commi dall’82 all’85 del testo della legge e in cui si faceva soprattutto riferimento alla pubblicazione di intercettazioni ritenute irrilevanti ai fini delle indagini. Sul sito del ministero della Giustizia sono elencati i criteri principali contenuti nello schema del decreto legislativo.

Il nuovo testo introduce nel codice penale il delitto di «diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente»: punisce con il carcere fino a quattro anni chi partecipando a incontri o conversazioni riservate con la persona offesa, ne raccolga senza il consenso il contenuto con microfoni o telecamere nascoste «al fine di diffonderlo per recare danno alla reputazione della vittima». La punibilità è invece esclusa nel caso in cui la registrazione senza consenso venga utilizzata durante il processo come esercizio del diritto di difesa o nell’ambito del diritto di cronaca.

Il provvedimento modifica poi la procedura attraverso cui vengono selezionate le intercettazioni e i modi con cui le intercettazioni vengono utilizzate come strumento di prova. Viene vietata la trascrizione, anche sommaria, delle comunicazioni o delle conversazioni considerate irrilevanti per le indagini e di quelle che hanno a che fare con dati personali sensibili. Non potrà quindi più accadere che il pubblico ministero copi integralmente i testi delle telefonate. Ora il pubblico ministero dovrà invece verificare l’irrilevanza delle comunicazioni intercettate o chiederne la trascrizione, motivandola, nel caso ne riconosca la rilevanza diventando dunque il garante della riservatezza della documentazione: a lui spetta la custodia, in un archivio riservato, del materiale intercettato irrilevante e inutilizzabile, che i difensori o il giudice potranno vedere o ascoltare, ma non copiare. E questo per impedirne la diffusione. Il decreto stabilisce anche le modalità di accesso a questo archivio riservato e la sorveglianza sul suo funzionamento.

La nuova procedura prevede quindi due fasi: nella prima, il pubblico ministero deposita le conversazioni, le comunicazioni e gli atti di autorizzazione delle intercettazioni per permettere alla difesa di conoscere gli elementi su cui il pubblico ministero intende fare richiesta di acquisizione e per permettere un controllo sulle sue scelte tra ciò che viene incluso e ciò che viene escluso. L’acquisizione delle comunicazioni e delle conversazioni considerate rilevanti da parte del giudice – su richiesta del pubblico ministero, dei difensori e dopo un contraddittorio fra le parti – avviene solo in una seconda fase. Il giudice può procedere anche d’ufficio allo stralcio delle registrazioni e dei verbali di cui è vietata l’utilizzazione. La documentazione non acquisita verrà subito restituita al pubblico ministero e conservata nell’archivio riservato. Sul sito del Consiglio dei ministri si chiarisce questo punto e la sua differenza con quanto avveniva finora:


«Si supera il precedente modello incentrato sulla cosiddetta “udienza stralcio”, caratterizzato dal fatto che tutto il materiale d’intercettazione era sin da subito nel fascicolo delle indagini preliminari, invece che essere collocato in un archivio riservato, con la conseguenza che doveva essere interamente esaminato al fine dell’eliminazione del troppo, del vano e dell’inutilizzabile. Tutto ciò al fine di escludere, sin dalla conclusione delle indagini, ogni riferimento a persone solo occasionalmente coinvolte dall’attività di ascolto e, in generale, il materiale d’intercettazione non rilevante a fini di giustizia, nella prospettiva di impedire l’indebita divulgazione di fatti e riferimenti a persone estranee alla vicenda oggetto dell’attività investigativa».


Il decreto stabilisce poi che i colloqui tra un avvocato e il suo assistito non possano essere riportati nemmeno nei verbali della polizia. Uno degli articoli si occupa di “trojan”, cioè dei virus che vengono installati nei cellulari, nei tablet e nei computer e il cui utilizzo fino a oggi non era stato regolamentato. Il loro utilizzo è consentito per l’intercettazione in ambito domiciliare soltanto se si procede per delitti di criminalità organizzata o terrorismo. Altrimenti l’uso dei “trojan” in ambito domiciliare «è limitato allo svolgimento in atto, in tale luogo, di attività criminosa». Per utilizzarli in caso di reati che non siano criminalità organizzata o terrorismo il giudice dovrà motivare la sua scelta e indicare anche gli ambienti in cui l’intercettazione con questi mezzi deve avvenire: le indagini dovranno ad esempio individuare i luoghi in cui si sposterà il dispositivo mobile. Inoltre, a causa dell’invasività dello strumento, la legge delega stabilisce che «l’attivazione del microfono avvenga solo in conseguenza di apposito comando inviato da remoto e non con il solo inserimento del captatore informatico».

Il provvedimento prevede infine che nel caso dei reati più gravi commessi da pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione (quelli che prevedono una pena minima di 5 anni) sia consentito l’accesso alle intercettazioni sulla base di due presupposti: sufficienti indizi di reato e necessità per lo svolgimento delle indagini.

Fonte: Il Post

Migliaia di persone in piazza contro l’arresto dei ministri catalani


Migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città della Catalogna dopo l’arresto di otto ministri del governo locale, incriminati dopo che il parlamento di Barcellona ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza dalla Spagna.

I ministri sono stati accusati di ribellione, sedizione e malversazione di fondi pubblici.

I giudici spagnoli si stanno inoltre muovendo per ottenere un mandato d’arresto internazionale per l’ex presidente della Catalogna Carles Puigdemont, che non è comparso di fronte alla corte e si trova attualmente in Belgio. Con lui ci sono altri quattro ex ministri, che potrebbero anch’essi ricevere un mandato simile.

In Spagna è in corso una crisi istituzionale dallo scorso primo di ottobre, data in cui la Catalogna aveva convocato un referendum per la propria indipendenza che, tuttavia era stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale spagnola.

Il governo catalano ha deciso di far svolgere comunque il referendum, che si è tenuto in un clima di scontri con le forze dell’ordine e di diffuse irregolarità.

Il 2 novembre migliaia di catalani sono scesi in piazza per manifestare e dare la propria solidarietà ai ministri arrestati, definiti “prigionieri politici”. La manifestazione più grande è avvenuta di fronte al parlamento locale catalano, ma dimostrazioni simili sono avvenute in altre città della regione.

Fonte: The Post Internazionale

Tre morti per una sparatoria in un negozio vicino Denver, in Colorado

Un uomo è entrato in un negozio di Walmart e ha aperto il fuoco con una pistola sui clienti e i dipendenti del negozio, uccidendo due uomini e una donna

Il negozio di Walmart dove è avvenuta la sparatoria, in Colorado. Credit: Marc Piscotty

La polizia del Colorado ha detto di aver preso in custodia l’uomo sospettato di aver sparato all’interno di un negozio di Walmart, a Thornton, vicino Denver, uccidendo tre persone la notte tra il primo e il 2 novembre. Si tratta del 47enne Scott Ostrem, che si trova ancora in fuga.

Il fatto è accaduto alle 18 ora locale (l’una di notte in Italia) di mercoledì primo novembre. L’uomo è entrato con calma nel negozio e ha aperto il fuoco, per poi uscire, salire a bordo di un’automobile e darsi alla fuga, secondo quanto dichiarato dal portavoce del dipartimento di polizia di Thornton Victor Aliva, sulla base sei racconti dei testimoni.

Due uomini sono morti sulla scena del delitto, una donna ferita è stata trasportata in ospedale, dove ha perso la vita.

Non ci sono elementi per ritenere che la sparatoria sia un atto di terrorismo e nessuno ne ha rivendicato la responsabilità, ma la polizia dice di non poter “escludere nulla”.

Thornton è una città di circa 120mila abitanti a circa 16 chilometri a nordest di Denver.

Fonte: The Post Internazionale