venerdì 17 novembre 2017

È morto Totò Riina

Alle prime ore del 17 novembre, è deceduto Totò Riina, considerato per oltre dieci anni il capo di Cosa Nostra


Alle ore 3:37 del 17 novembre è morto all’età di 87 anni, presso il carcere di Parma dove era recluso Totò Riina, considerato per oltre dieci anni il capo di Cosa Nostra.

Nato nel 1930 a Corleone, iniziò molto presto un’ascesa all’interno dell’organizzazione mafiosa e fu tra gli artefici, nel 1969, della strage di viale Lazio a Palermo, in cui un commando di fuoco di Cosa Nostra uccise cinque persone tra cui il boss Michele Cavataio.

In seguito a un conflitto interno all’organizzazione noto come Seconda guerra di Mafia in cui rimasero uccisi importanti boss come Stefano Bontate e Michele Inzerillo e gran parte della famiglia di Tommaso Buscetta, nel 1983 Riina divenne “il capo dei capi” di Cosa Nostra.

Negli anni Novanta Riina porta avanti una strategia insolita nella storia dell’organizzazione, che inizierà nel 1992 la cosiddetta “stagione delle bombe”, in cui importanti figure dello stato e il patrimonio culturale vengono colpiti con l’obiettivo di creare terrore nell’opinione pubblica e riuscire ad alleggerire il regime carcerario previsto per i mafiosi con il 41-bis.

Nel 1992 vengono uccisi il politico Salvo Lima i giudici anti-Mafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Nel 1993 Riina, uno dei latitanti più ricercati dalle autorità italiane, viene arrestato a Palermo. Tuttavia le bombe non si fermano e si focalizzano sul patrimonio culturale italiano.

Nel 1993 esplode una bomba in via Fauro, a Roma (probabile obiettivo, il giornalista Maurizio Costanzo), ne esplodono altre Firenze in via dei Georgofili, dietro la galleria degli Uffizi, a Milano presso il Padiglione d’Arte Contemporanea, a Roma presso la basilica di San Giovanni in Laterano e la chiesa di San Giorgio in Velabro. Fallisce anche un attentato all’uscita da una partita di calcio allo Stadio Olimpico.

Alcuni inquirenti hanno ipotizzato che queste bombe abbiano portato a una trattativa tra lo stato e la mafia in cui l’organizzazione criminale avrebbe portato avanti alcune richieste.

Nei diversi processi in cui è stato imputato, Totà Riina è stato condannato a 26 ergastoli e ritenuto coinvolto in circa 100 omicidi, che vanno dalla strage di viale Lazio all’uccisione dei giudici Falcone e Borsellino.

Fonte: The Post Internazionale

giovedì 16 novembre 2017

Almeno 9 morti nell’attacco a Kabul rivendicato dall’Isis

L'attentatore si è avvicinato a piedi all'hotel che ospitava il raduno, nel quartiere Khair Khana. 

Funzionari di sicurezza afghani di fronte al luogo dell'attacco. Credit: Haroon Sabawoon

Un attacco suicida è stato registrato nella capitale dell’Afghanistan, Kabul, nei pressi di un raduno politico dei sostenitori del leader regionale Atta Mohammad Noor. Almeno nove persone sono morte nell’esplosione, e molte altre sono rimaste ferite, secondo quanto riportato dal ministero dell’Interno.

Il sedicente Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità dell’attacco attraverso la sua agenzia di stampa Amaq, senza fornire alcuna prova, dicendo che l’attentatore era membro dell’Isis. Lo riporta l’agenzia Reuters.

Un portavoce del ministero dell’Interno ha detto che l’attentatore suicida si è avvicinato a piedi all’hotel che ospitava il raduno, nel quartiere Khair Khana di Kabul. Tra le vittime ci sono cinque poliziotti e due civili.

Noor è il governatore della provincia settentrionale di Balkh ed è il leader del partito Jamiat-i-Islami, che è composto da una maggioranza di tagiki, un gruppo etnico originario dell’Asia centrale e diffuso soprattutto in Tagikistan.

In Afghanistan nel corso del 2017 si sono registrati diversi attacchi che hanno provocato l’uccisione e il ferimento di migliaia di civili. L’escalation è dovuta all’avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 2019.

Il presidente afghano Ashraf Ghani mercoledì ha estromesso il presidente della Commissione elettorale indipendente, diffondendo dubbi sul fatto che le elezioni parlamentari e amministrative programmate per il prossimo anno si tengano come programmato.

Fonte: The Post Internazionale

La Corte suprema della Cambogia ha sciolto il principale partito d’opposizione

Oltre 100 membri del Partito cambogiano di salvezza nazionale sono stati interdetti dall'attività politica per 5 anni. Preoccupazione per la tenuta democratica del paese

Soldati cambogiani presidiano la Corte Suprema durante l'udienza. Credit: ANG CHHIN SOTHY

La Corte suprema della Cambogia disposto lo scioglimento del principale partito d’opposizione, bloccando di fatto l’unico reale antagonista del governo alle elezioni del 2018. Il Partito cambogiano di salvezza nazionale (CNRP) è stato accusato di aver complottato per rovesciare il governo, ma i suoi membri negano le accuse e ritengono che il processo abbia motivazioni politiche.

Oltre 100 membri del partito sono stati estromessi dall’attività politica per 5 anni. Il CNRP è l’unico partito d’opposizione a essere riuscito a eleggere rappresentanti in parlamento dopo il voto del 2013, in cui ottenne il 46 per cento delle preferenze contro il 51 per cento del partito di maggioranza, il Partito popolare cambogiano (CPP)

In una dichiarazione alla televisione nazionale, il primo ministro cambogiano Hun Sen ha detto che le elezioni del 2018 andranno avanti. “I membri del CNRP che non sono stati interdetti dall’attività politica possono formare un nuovo partito”, ha detto secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters.

Hun Sen è stato al governo per 32 anni ed è stato accusato di usare le forze di sicurezza e i giudici per intimorire gli avversari politici e mettere a tacere il dissenso.

Lo scioglimento del CNRP è stato chiesto alla Corte a ottobre 2017 dal ministro dell’Interno cambogiano.

In un’intervista concessa al quotidiano britannico The Guardian prima dello scioglimento del partito, il leader d’opposizione Mu Sochua ha definito la mossa del primo ministro Hun Sen l’ennesimo attacco alla democrazia in Cambogia, che “starebbe scivolando molto velocemente in un buco nero”.

Sochua, che è fuggito dal paese insieme a decine di parlamentari, ha sostituito alla guida del CNRP il leader Kem Sokha, arrestato lo scorso settembre con l’accusa di alto tradimento.

La repressione sarebbe cominciata immediatamente dopo le elezioni del 2013, nelle quali il CNRP era riuscito a mettere sotto pressione il CPP.

Il CNRP è ulteriormente cresciuto nel corso degli ultimi quattro anni fino agli ottimi risultati ottenuti nelle elezioni comunali dello scorso giugno. Questo ha portato all’intensificarsi delle azioni del governo contro l’opposizione.

Tra le misure più drastiche adottate dall’esecutivo guidato da Hun Sen, primo ministro del paese del sud-est asiatico da più di 30 anni, ci sono la chiusura del Cambodia Daily, uno dei giornali più diffusi nel paese, e delle stazioni radiofoniche che ritrasmettevano i programmi di Radio Free Asia e Voice of America.

Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 15 novembre 2017

L’Australia ha votato in favore dei matrimoni gay con un referendum per corrispondenza

Il 61,6 per cento degli elettori australiani si è detto favorevole ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Per il primo ministro Turnbull la legge sarà pronta entro Natale

Sostenitori del “sì” al referendum sui matrimoni gay in Australia festeggiano nelle strade. Credit: AFP PHOTO / WILLIAM WEST

L’Australia è favorevole ai matrimoni gay. Questo è il verdetto finale del voto per corrispondenza non vincolante svoltosi nell’arco degli ultimi due mesi, dal 12 settembre al 7 novembre, a cui ha partecipato quasi l’80 per cento dei cittadini aventi diritto.

Il 61,6 per cento degli elettori si è dichiarato favorevole ai matrimoni gay, mentre solo il 38,4 per cento ha espresso parere contrario.

La palla passa adesso al parlamento di Canberra, dove i deputati convertiranno in legge l’esito del voto. Il primo ministro australiano, Malcolm Turnbull, ha giurato che tutto sarà pronto per Natale. La discussione in aula dovrebbe cominciare già a partire da questa settimana.

“Milioni di australiani hanno votato sì all’equità, sì all’impegno, sì all’amore”, ha detto Turnbull, che ha assicurato che non ci saranno divisioni all’interno della sua coalizione di governo, nonostante le pressioni dell’ala più conservatrice per introdurre alcuni limiti all’interno del provvedimento.

Il risultato del voto per corrispondenza rappresenta un’importante svolta per quanto riguarda i diritti dei gay australiani, in un paese nel quale, fino al 1997, alcune regioni consideravano l’omosessualità un reato.

Bill Shorten, leader dell’opposizione e del Partito laburista australiano, ha esultato per l’esito della consultazione che però, secondo il suo parere, sarebbe stato meglio evitare.

“Provo dispiacere per i giovani che vedono messe in questione le loro relazioni in una maniera che non avremmo mai creduto di vedere ancora, ma almeno questo voto sulla parità di matrimonio ha dimostrato che è l’amore incondizionato ad avere l’ultima parola su tutto”, ha detto Shorten alla CNN.

Inizialmente la stessa comunità LGBTQ australiana, temendo l’avvio di una campagna accesa e divisiva da parte degli oppositori, era contraria al voto per corrispondenza, tanto da spingere un gruppo di avvocati per i diritti dei gay a sollevare la questione all’Alta corte australiana.

Fonte: The Post Internazionale

I media nordcoreani hanno “condannato a morte” Donald Trump

Il presidente statunitense nel mirino del “Rodong Sinmun”, quotidiano ufficiale del partito di Kim Jong-un: “È giusto che egli sappia di essere solo un orrendo criminale che è stato condannato a morte dal popolo nordcoreano”

Credit: Afp

Il presidente statunitense Donald Trump è stato simbolicamente condannato a morte dai media statali nordcoreani per aver insultato Kim Jong-un. Inoltre è stato definito “codardo” per aver annullato la visita al confine tra le due Coree programmata in vista del suo recente tour istituzionale in Asia, svoltosi dal 3 al 14 novembre.

Il duro attacco è arrivato dalle colonne del “Rodong Sinmun”, quotidiano ufficiale del Comitato centrale del Partito del lavoro di Corea, di cui Kim Jong-un è presidente.

In un editoriale il tycoon newyorchese è stato criticato per aver denunciato “la crudele dittatura” di Pyongyang nel corso della sua visita di stato a Seul: “La sua offesa alla dignità del supremo leader è il peggior crimine e per questo non potrà mai essere perdonato”, si legge nell’articolo. “È giusto che egli sappia di essere solo un orrendo criminale che è stato condannato a morte dal popolo nordcoreano”.

La decisione di annullare la visita al confine tra la Corea del Sud e la Corea del Nord, secondo il “Rodong Sinmun”, non sarebbe da imputare al maltempo come affermato dalle fonti ufficiali, bensì al “timore di trovarsi di fronte agli occhi furiosi” delle truppe fedeli a Kim Jong-un.

Dalla sua elezione alla presidenza degli Stati Uniti nel 2016, Donald Trump ha dato il via a un acceso conflitto verbale con il dittatore nordcoreano, lanciando continui insulti personali e minacce di intervento militare che hanno alzato i livelli di allerta per il possibile scoppio di un vero e proprio conflitto tra i due paesi.

Pochi giorni fa, Trump ha diffuso su Twitter un messaggio rivolto al leader nordcoreano: “Kim mi chiama vecchio, io non gli direi mai che è basso e grasso. Ritengo molto difficile che possa essere mio amico, ma forse un giorno succederà!”

In un comizio del 22 settembre 2017, il presidente statunitense ha definito Kim Jong-un “un pazzo che spara missili ovunque.”

Kim Jong-un ha più volte definito Donald Trump “un vecchio rimbambito che la pagherà cara”. Come controrisposta il presidente statunitense ha definito, tramite anche i suoi tweet, il leader nordcoreano come un pazzo e un bamboccio.

Fonte: The Post Internazionale

Un terremoto di magnitudo 5.4 ha colpito la Corea del Sud

La scossa a circa 9 chilometri a nord della città di Pohang, dove è presente anche una centrale nucleare. Non risultano gravi danni o feriti.


Un terremoto di magnitudo 5.4 ha colpito Corea del Sud mercoledì 15 novembre. Si tratta del secondo terremoto più forte registrato nel paese, dove le scosse non sono frequenti. Gli edifici hanno tremato ma non risultano gravi danni o feriti.

Secondo la Korea Meteorological Administration l’epicentro è a circa 9 chilometri a nord della città di Pohang, che si trova nel sudest del paese e si affaccia sul mare. Nella zona è presente anche una centrale nucleare.

Le operazioni presso il reattore nucleare non sono state intaccate, secondo quanto dichiarato dalla Korea Hydro & Nuclear Power Co, la società statale che gestisce la centrale.

Il più forte terremoto registrato in Corea del Sud è quello di magnitudo 5.8 che ha colpito il paese a settembre 2016.

Fonte: The Post Internazionale

Sparatoria nel nord della California: 4 morti

Il killer ha sparato in diverse località, tra cui una scuola elementare vicino Sacramento, provocando 4 vittime e ferendo diverse persone. L'uomo è stato ucciso dalla polizia

Rancho Tehama School, California

Un uomo con un fucile semiautomatico e due pistole ha aperto il fuoco il diversi punti di Rancho Tehama, una comunità di 3.500 persone vicino Sacramento, in California martedì 14 novembre 2017. L’uomo ha ucciso quattro persone e ferito altre dieci, inclusi due bambini di una scuola elementare vicino la città di Corning, dove è stato ucciso dalla polizia.

Poco prima delle nove del mattino la polizia è stata allertata per alcuni colpi di arma da fuoco sparati alla Rancho Tehama School. Alcune persone lì sono rimaste ferite, ma nessuno studente o dipendente ha perso la vita, come dichiarato da una funzionaria del distretto scolastico a Reuters.

La ragione della sparatoria è ancora incerta, ma la polizia ha detto che l’uomo sia stato coinvolto in un caso di violenza domestica il giorno precedente.

Phil Johnston, il vice sceriffo di Rancho Tehama ha detto all’agenzia Associated Press che l’uomo ha provato a fare irruzione nella scuola elementare per colpire altri bambini, ma è stato fermato quando lo staff ha disposto la chiusura di tutti gli accessi all’edificio.

I dipendenti della scuola, dopo aver sentito gli spari, hanno bloccato immediatamente tutti gli accessi, e questo ha salvato le vite dei bambini, secondo Johnston.

L’autore della sparatoria, che deve ancora essere identificato, sembrava stesse “scegliendo a caso i suoi obiettivi”, secondo quanto ha detto Johnston al Los Angeles Times.

La polizia ha confermato che uno studente della scuola elementare è stato colpito e che un altro bambino è stato colpito mentre si trovava su un furgone lungo la strada. Anche la donna che guidava il furgone è stata colpita.

Una delle quattro vittime era una vicina di casa dell’uomo: lui era stato accusato di averla aggredita a gennaio 2017, secondo Ap. L’uomo non poteva avvicinarsi a lei per un ordine restrittivo.

Fonte: The Post Internazionale

Zimbabwe, l’esercito ha preso il controllo della tv nazionale ma nega il colpo di stato

I militari hanno detto di avere in custodia il presidente Mugabe e la sua famiglia, aggiungendo che si trovano al sicuro e che l'esercito punta solo a colpire dei “criminali”

Un generale dell'esercito dello Zimbabwe legge la nota alla televisione nazionale. Credit: Dewa MAVHINGA

L’esercito dello Zimbabwe ha preso il controllo della televisione nazionale ZBC, ma in una nota, letta da un generale e trasmessa sulla rete, nega che si tratti di un colpo di stato. I militari hanno detto che il presidente Robert Mugabe e la sua famiglia sono stati presi in custodia e si trovano al sicuro. Hanno detto inoltre che la loro azione punta solo a colpire “criminali” vicini al presidente che hanno “provocato sofferenze sociali ed economiche”.

Nella notte tra martedì 14 e mercoledì 15 novembre 2017 i militari hanno preso il potere marciando sulla capitale, Harare, con dei carri armati, qualche giorno dopo la decisione del presidente Mugabe di estromettere il suo vice Emmerson Mnangagwa, candidato a succedergli al governo del paese. Mnangagwa era stato preso di mira soprattutto dalla moglie di Mugabe, Grace, anche lei candidata alla successione.

Mercoledì 15 novembre veicoli armati e soldati hanno bloccato le strade del centro di Harare, posizionandosi intorno agli edifici governativi e alla residenza del presidente. Esplosioni e colpi di pistola sono stati uditi nella capitale.

Secondo alcuni media, il ministro delle Finanze Ignatius Chombo è stato arrestato dall’esercito. Chombo è uno dei leader della fazione di Zanu-PF chiamata “G40”, che sostiene la moglie del presidente Grace Mugabe. Questa fazione è ritenuta l’obiettivo dell’azione militare.

Il 15 novembre un account Twitter con il nome del partito di governo, Zanu-PF, ma non certificato, ha pubblicato una serie di tweet in cui nega che ci sia stato un golpe, piuttosto una “transizione di potere senza spargimento di sangue, che ha visto l’arresto di persone corrotte e il fermo di un uomo anziano che veniva sfruttato dalla propria moglie. I pochi colpi che sono stati uditi provenivano da criminali che hanno resistito all’arresto, ma ora sono stati arrestati”.

“C’è stata la decisione di intervenire perché la nostra costituzione è stata compromessa. Nella fase di transizione Emmerson Mnagngawa sarà presidente del partito ZANU PF”, si legge nei tweet.

Victor Matemadanda, presidente dell’associazione dei veterani di guerra, che sostiene Mnangagwa, si è schierato in favore dei militari, dicendo che il presidente dello Zimbabwe dovrebbe essere rimosso dalla guida del paese e dal ruolo di segretario generale del partito Zanu-PF.

Intanto, il presidente del Sudafrica Jacob Zuma ha detto di aver parlato con Mugabe mercoledì. Il presidente dello Zimbabwe gli ha detto di essere confinato a casa ma di stare bene. Zuma, in qualità di presidente della Comunità per lo sviluppo dell’Africa meridionale, ha detto inoltre di aver mandato inviati speciali in Zimbabwe per incontrare Mugabe e l’esercito.

Il partito d’opposizione dello Zimbabwe, il Movimento per il Cambiamento Democratico (MDC) ha chiesto un ritorno pacifico all’ordine democratico e ha espresso l’auspicio che l’intervento militare porti a “creare una nazione stabile, democratica e progressiva”.

Alcune fonti legate all’opposizione hanno detto al Guardian che Grace Mugabe, la first lady, si troverebbe in Namibia per un viaggio d’affari organizzato da tempo. L’informazione non ha avuto però conferme ufficiali.

Fonte: The Post Internazionale